Il potere dell’effetto esca

Il potere dell’effetto esca

Il potere dell’effetto esca è una strategia di marketing che influenza la decisione di acquisto e nella quale i consumatori tendono a cambiare le proprie preferenze verso un prodotto.

In parole semplici, l’esca è un’opzione che viene inserita appositamente per rendere una delle due scelte originarie più attraente rispetto all’altra (solitamente è il prodotto più costoso). L’esca non deve necessariamente essere la scelta migliore, ma viene progettata per attirare l’attenzione del consumatore e indirizzarlo verso la scelta desiderata dall’azienda. Facciamo un esempio. Immagina di andare al cinema e di voler prendere dei popcorn, ti vengono proposte due scelte: acquistare un secchiello piccolo da 3€ oppure un secchiello grande che costa 7€.

Avendo due opzioni, molto probabilmente la tua scelta sarà legata a fattori di tipo razionale: ho tanta voglia di mangiare popcorn e quindi prendo la confezione grande, oppure decido di risparmiare e mi accontento della confezione più piccola. In questo scenario, la scelta tra un formato o l’altro dipenderà da fattori non controllabili dal cinema (questo vale per qualsiasi altra azienda).

Esiste però una soluzione per influenzare la scelta delle persone verso il prodotto più costoso massimizzando così i ricavi del cinema, attraverso la strategia dei prezzi psicologici mediante l’effetto esca. In questo caso per ottenere l’effetto esca basterà aggiungere alle due opzioni iniziali un secchiello medio da 6,5 €.

Con l’effetto esca avremo questo scenario:

Popcorn piccolo 3€    Popcorn medio 6,5 €      Popcorn grande 7€

L’esca farà sì che la maggior parte dei clienti scelgano il popcorn grande da 7€ anche se non avranno la necessità di consumare tutto il contenuto; si attiverà un meccanismo mentale in cui i clienti si sentiranno di fronte ad una scelta e vorranno uscirne vincitori, pensando appunto che per soli 50 centesimi perderebbero l’opportunità di fare un acquisto più conveniente e vantaggioso.

Ma sappiamo bene che non è così, perchè l’esca ha alterato la percezione e il pensiero razionale che esisteva in principio. 

L’effetto esca basa la sua efficacia sull’interpretazione che i consumatori fanno dei prezzi, più che sul valore reale dei prodotti.

Affinché funzioni tale meccanismo, la differenza di prezzo tra l’esca e l’opzione più costosa deve essere minima, mentre la differenza tra l’esca e il prodotto più economico dovrà essere almeno il doppio del prezzo.

Questa strategia si può applicare anche quando c’è un solo prodotto nel mercato e manca il confronto con prodotti similari. Negli anni ’90 la società Williams-Sonoma per la prima volta mise in vendita nei suoi negozi una macchina per fare il pane, che costava 275$. Le vendite erano fiacche e così pensò bene di affiancarle un modello più grande e migliore, che costava 429$; da quel momento le vendite della macchina del pane da 275 $ aumentarono in modo spropositato. I clienti inizialmente non avevano una cornice di riferimento ed erano in difficoltà nel decidere se la macchina per fare il pane valesse il prezzo. Ma appena potevano paragonarla ad un altro modello molto più costoso ecco che la macchina sembrava più economica e diventava più attraente.

Conclusione.

L’effetto esca può essere applicato nella vendita di prodotti o servizi, online e offline, è utile per invogliare inconsapevolmente i consumatori a spendere di più rispetto a quanto sarebbero portati a fare in una determinata situazione, aiutando così l’azienda ad aumentare i propri ricavi.

Il percorso di vendita per le aziende B2B

Il percorso di vendita per le aziende B2B

Mentre le aziende B2C (business-to-consumer) vendono i loro prodotti a singoli clienti che desiderano effettuare acquisti per uso personale, nel contesto B2B dove le aziende vendono i propri prodotti/servizi ad altre aziende le cose sono molto diverse. E’ importante conoscere questa differenza in quanto ciò impatta significativamente sulla strategia di marketing e sulle attività online e offline da intraprendere per acquisire nuovi clienti. Se già lavori nel B2B potrai constatarlo dalla tua esperienza: le dinamiche che determinano il percorso di scelta di un nuovo fornitore sono molto articolate e complesse. Parliamo infatti di Customer Journey, per definire la storia che racconta il legame fra acquirente e fornitore: una storia che inizia nel momento in cui il cliente cerca un prodotto/servizio da un’azienda per soddisfare suo bisogno e finisce con l’acquistarlo.

La Customer Journey nel B2B e le attività di marketing coinvolte.

La customer journey B2B mette in evidenza tutti i touchpoint che ha un cliente con un’azienda: dalla scoperta, all’acquisto fino al post-vendita.La mappa della Customer Journey si divide in 5 fasi totali: consapevolezza, considerazione, conversione/decisione, supporto e fidelizzazione.

  1. Consapevolezza: gli acquirenti hanno appena iniziando a diventare consapevoli della tua attività. Potrebbero aver visto un annuncio sui social, aver scoperto la tua azienda su Google mentre facevano una ricerca oppure averti visto per la prima volta in fiera. La scoperta di un nuovo fornitore potrebbe essere fatta direttamente da un titolare o dal dipendente che avverte la necessità di risolvere un problema.
  2. Considerazione: i clienti iniziano a considerare il tuo prodotto o servizio come la soluzione ai loro bisogni. Stanno leggendo testimonianze e casi di studio, si stanno informando su di te, leggono le tue newsletter e capiscono che “sei sul pezzo”.
  3. Conversione/Decisione: il cliente decide il prodotto o servizio da acquistare da te, questa fase può essere più o meno lunga a seconda di quante persone sono coinvolte nella decisione o nell’influenza. La complessità nel mettere tutti d’accordo può variare anche in funzione delle dimensioni dell’azienda: parlo solo con il titolare o devo confrontarmi con figure diverse perché l’azienda è più strutturata? Per esempio: se devo cambiare il CRM dovrò considerare diversi aspetti e confrontarmi con diverse figure (operativi e direzionali), se invece mi voglio proporre per la fornitura della cancelleria o dei dispositivi sicurezza, sarà sufficiente interfacciarsi con l’ufficio acquisti o il responsabile della sicurezza.
  4. Servizio / supporto: il tuo cliente potrebbe cercare supporto per ottenere il massimo dal tuo prodotto o servizio. È in questa fase che l’assistenza clienti nel post-vendita dovrà funzionare molto bene e gestire in modo efficace ogni richiesta.
  5. Fidelizzazione: i tuoi clienti decidono se rimanere fedeli alla tua azienda o trovare una nuova soluzione? Possono iscriversi a un piano di abbonamento più esteso o rinnovare il loro contratto anno su anno o mese su mese. Infine possono diventare sostenitori del brand, indirizzando altre persone alla tua azienda.

La Customer Journey nel B2B si concentra sullo sviluppo di una relazione con il cliente e sulla comprensione delle sue esigenze aziendali: è un processo complesso, può coinvolgere più decisori e durare anche diversi mesi.

Un viaggio nella Customer Journey B2B: un esempio

Facciamo un esempio delle figure in azienda coinvolte durante il viaggio della Customer Journey. Ognuno di loro può bloccare o approvare la scelta.

  • Chi inizia il percorso: è la persona che suggerisce l’acquisto da effettuare. Ad esempio il responsabile di stabilimento.
  • Chi influenza la decisione: ha un peso nella decisione finale. Potrebbe essere ad esempio il direttore generale che pur non effettuando l’acquisto direttamente ne influenza le modalità e l’orientamento. È importante riuscire a determinare se è presente e con quale peso.
  • Chi decide l’acquisto: (in tutto o in parte) in genere è colui che ha la conoscenza e competenza tecnica per decidere quale prodotto scegliere.
  • Chi lo acquista (ufficio acquisti): è colui che effettua materialmente l’operazione d’acquisto, può non avere una competenza tecnica ma ha capacità di condurre una trattativa.
  • Chi lo utilizza: ad esempio l’operaio specializzato che può diventare un sostenitore e un detrattore a seconda della sua esperienza nell’utilizzo del prodotto aziendale.
 

Ogni ruolo in azienda può avere obiettivi ed esigenze diverse; sul decisore ricade la responsabilità dell’individuazione del prodotto e sarà colui che confronta i diversi prodotti, si confronterà con i colleghi del settore, leggerà recensioni di esperti, casi di studio ecc. Il problema del buyer è quello di chiudere una trattativa con il maggior vantaggio per l’azienda e sarà quindi concentrato sul prezzo, sui termini di pagamento, su strumenti come la negoziazione del contratto.

Strumenti di marketing nei vari touch point.

Il passaggio successivo consiste nell’identificare tutti i punti di contatto (touch point) e definire le attività di marketing online e offline coinvolte e più efficaci.

Consapevolezza
Posizionamento sui motori di ricerca attraverso l’indicizzazione organica del sito web aziendale (SEO), campagne PPC mediante Google Ads e l’ottimizzazione della scheda aziendale Google BP quando l’attività si rivolge ad aziende locali. Rientrano fra le strategie per acquisire consapevolezza i social network con la realizzazione di contenuti di valore promossi su Facebook, Instagram, Pinterest o Linkedin. 

Considerazione
Sito web che si distingua per unicità, contenga informazioni chiare ed esaustive come descrizione dei prodotti, casi studio e recensioni. Costruire delle newsletter basate su contenuti di valore e casi studio, offrendo informazioni utili per i destinatari.

Conversione
È la fase più delicata dove si deve arrivare alla stretta di mano finale. E’ necessaria la presenza fisica in azienda di un agente o del titolare per agire sulla “fiducia”.

Servizio
Chat dal vivo, supporto dedicato via email o assistenza in azienda con tecnici preposti.

Fidelizzazione
Visite con i rappresentanti di vendita. Email transazionali, upselling e cross-selling.

Conclusioni

La Customer Journey nel B2B si concentra sullo sviluppo di una relazione con il cliente e sulla comprensione delle sue esigenze aziendali: è un processo complesso, può coinvolgere più decisori e durare anche diversi mesi. Con queste premesse vincono le strategie omnicanale, attraverso strumenti online ed offline che riescono a presidiare  tutti i touch point con il cliente: dal sito web aziendale, alle email, dai social media, al contatto telefonico, dai webinar all’incontro di persona.

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In ambito B2B le aziende si trovano ogni giorno ad affrontare sfide complesse: acquisire nuovi clienti, migliorare i processi di vendita e ottimizzare le attività di marketing. Spesso gli approcci tradizionali non funzionano in quanto c’è bisogno di adottare strategie innovative, con un approccio più moderno per raggiungere nuovi clienti. Con un approccio pratico e concreto ti insegneremo come sfruttare nuovi strumenti e l’AI per aiutarti ad ingaggiare i giusti decisori aziendali.

 

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26 Febbraio 2025, ore 11.00 – Diretta Live su Google Meet

Come fare Google Ads nel B2B. Dalla Consapevolezza alla Decisione

Come fare Google Ads nel B2B. Dalla Consapevolezza alla Decisione

Un’efficace strategia su Google Ads per il B2B richiede un’approfondita conoscenza del buyer journey, ovvero il percorso che un potenziale cliente compie prima di effettuare un acquisto. Questo processo può essere suddiviso in tre fasi principali, ciascuna delle quali richiede un approccio specifico in termini di campagne pubblicitarie su Google Ads.

1. Fase di Consapevolezza (Awareness)

In questa prima fase, il cliente identifica un problema e inizia la ricerca di informazioni per capire come poterlo risolvere. Poiché non è ancora alla ricerca di un prodotto o di un fornitore specifico, l’obiettivo di ogni campagna Google Ads che abbia senso, sarà quello di fornire contenuti educativi e informativi.
Le campagne Display, YouTube e sulla rete di ricerca con keyword “informative” risultano particolarmente efficaci. Puoi quindi proporre articoli nel blog, report scaricabili o video che offrono soluzioni generali al problema.

Esempio pratico.Un’azienda di cybersecurity potrebbe intercettare i CEO e gli IT Manager preoccupati per la sicurezza aziendale, lavorando su queste keyword “Come proteggere i dati aziendali dagli attacchi hacker”, “Migliori pratiche per la sicurezza informatica in azienda”. L’obiettivo sarà quello di offrire contenuti, guide su best practice e minacce emergenti (5 errori più comuni nella sicurezza aziendale), con l’opportunità di scaricare un report dettagliato. Questo permetterà di ottenere lead qualificati per azioni future.

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2. Fase di Considerazione

Una volta acquisita maggiore consapevolezza, il potenziale cliente esplora le varie opzioni disponibili, valutando prodotti e fornitori. In questa fase, le campagne dovranno puntare a consolidare la credibilità dell’azienda, offrendo approfondimenti più tecnici come: case study, webinar, demo e testimonianze.

Esempio pratico. L’azienda che ha già catturato l’attenzione del potenziale cliente nella fase di “awareness” può proporre contenuti specifici come una dimostrazione live del proprio software o il confronto tra diverse soluzioni di cybersecurity. Le keyword e gli annunci su Google Ads potranno essere per esempio: “Software di protezione aziendale”, “Migliori firewall per aziende di medie dimensioni”, “Firewall per aziende Milano”. Campagne sulla rete di ricerca e Display, integrate con strategie di remarketing, aiuteranno a mantenere alto l’interesse e a guidare i lead verso la decisione finale.

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3. Fase di Decisione

Nell’ultima fase, il potenziale cliente è pronto ad acquistare e necessita solo dell’ultimo incentivo per finalizzare la scelta. Le campagne dovrebbero quindi mirare a facilitare la conversione, offrendo prove gratuite per testare la bontà del prodotto o consulenze personalizzate.

Esempio pratico. In questa fase l’azienda di cybersecurity potrebbe lanciare una campagna di retargeting rivolta a coloro che hanno già scaricato un report o partecipato a un webinar, proponendo una demo gratuita o un’offerta speciale a tempo limitato. A supporto della decisione, si possono includere testimonianze di clienti, case study con dati concreti e comparazioni con la concorrenza.

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Personalizza la tua strategia!

Alcune imprese, per la natura della loro buyer journey seguono l’intero funnel di marketing, partendo quindi dalla fase di consapevolezza per poi valutare diverse soluzioni e infine scegliere il fornitore più adatto. Può capitare che altre aziende, abbiano già una chiara percezione del problema e “saltino” direttamente alla fase di considerazione, confrontando le opzioni disponibili sul mercato senza la necessità di essere educate sul tema. Questo capita per esempio quando un’azienda sta cercando di sostituire un fornitore. Per questi motivi, una strategia efficace su Google Ads deve essere personalizzata dopo un attento studio della buyer journey del tuo potenziale cliente.

Google Ads e Buyer Journey. Il Metodo Scientifico per Dominare il B2B

Google Ads e Buyer Journey. Il Metodo Scientifico per Dominare il B2B

Un’efficace strategia su Google Ads per il B2B richiede un’approfondita conoscenza del buyer journey, ovvero il percorso che un potenziale cliente compie prima di effettuare un acquisto. Questo processo può essere suddiviso in tre fasi principali, ciascuna delle quali richiede un approccio specifico in termini di campagne pubblicitarie su Google Ads.

1. Fase di Consapevolezza (Awareness)

In questa prima fase, il cliente identifica un problema e inizia la ricerca di informazioni per capire come poterlo risolvere. Poiché non è ancora alla ricerca di un prodotto o di un fornitore specifico, l’obiettivo delle campagne su Google Ads sarà quello di fornire contenuti educativi e informativi.
Le campagne Display, YouTube e sulla rete di ricerca con keyword mirate “informative” risultano particolarmente efficaci. Puoi quindi proporre articoli nel blog, report scaricabili o video che offrono soluzioni generali al problema.

Ad esempio, un’azienda di cybersecurity potrebbe intercettare IT Manager e CEO preoccupati per la sicurezza aziendale, lavorando su queste keyword “Come proteggere i dati aziendali dagli attacchi hacker”, “Migliori pratiche per la sicurezza informatica in azienda”. L’obiettivo sarà quello di offrire contenuti e guide su best practice e minacce emergenti (5 errori più comuni nella sicurezza aziendale), con l’opportunità di scaricare un report dettagliato. Questo permette di raccogliere lead qualificati per azioni future.

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2. Fase di Considerazione

Una volta acquisita maggiore consapevolezza, il potenziale cliente esplora le varie opzioni disponibili, valutando prodotti e fornitori. In questa fase, le campagne devono puntare a consolidare la credibilità dell’azienda, offrendo approfondimenti più tecnici come case study, webinar, demo e testimonianze.

Ad esempio, un’azienda che ha già catturato l’attenzione del target nella fase precedente può ora proporre contenuti più specifici, come una dimostrazione live del proprio software o il confronto tra diverse soluzioni di cybersecurity. Le keyword e gli annunci più indicati su Google Ads potranno diventare: “Software di protezione aziendale”, “Migliori firewall per aziende di medie dimensioni”, “Firewall per aziende Milano”. Campagne sulla rete di ricerca e display, integrate con strategie di remarketing, aiutano a mantenere alto l’interesse e a guidare il lead verso la decisione finale.

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3. Fase di Decisione

Nell’ultima fase, il potenziale cliente è pronto ad acquistare e necessita solo dell’ultimo incentivo per finalizzare la scelta. Le campagne dovrebbero quindi mirare a facilitare la conversione, offrendo prove gratuite, campioni prova, consulenze personalizzate. Un’azienda di cybersecurity, ad esempio, potrebbe lanciare una campagna di retargeting rivolta a coloro che hanno già scaricato un report o partecipato a un webinar, proponendo una demo gratuita o un’offerta speciale a tempo limitato. A supporto della decisione, si possono includere testimonianze di clienti, case study con dati concreti e comparazioni con la concorrenza.

 

Dalla mia esperienza ho notato che…

Alcune imprese, per la natura della loro buyer journey seguono l’intero funnel di marketing, partendo quindi dalla fase di consapevolezza per poi valutare diverse soluzioni e infine scegliere il fornitore più adatto. Altre aziende invece hanno già una chiara percezione del problema e saltano direttamente alla fase di considerazione, confrontando le opzioni disponibili sul mercato senza la necessità di essere educate sul tema.

Per questo motivo, una strategia su Google Ads efficace deve essere personalizzata dopo uno studio della buyer journey sul potenziale cliente.