Il potere dell’effetto esca

Il potere dell’effetto esca

Il potere dell’effetto esca è una strategia di marketing che influenza la decisione di acquisto e nella quale i consumatori tendono a cambiare le proprie preferenze verso un prodotto.

In parole semplici, l’esca è un’opzione che viene inserita appositamente per rendere una delle due scelte originarie più attraente rispetto all’altra (solitamente è il prodotto più costoso). L’esca non deve necessariamente essere la scelta migliore, ma viene progettata per attirare l’attenzione del consumatore e indirizzarlo verso la scelta desiderata dall’azienda. Facciamo un esempio. Immagina di andare al cinema e di voler prendere dei popcorn, ti vengono proposte due scelte: acquistare un secchiello piccolo da 3€ oppure un secchiello grande che costa 7€.

Avendo due opzioni, molto probabilmente la tua scelta sarà legata a fattori di tipo razionale: ho tanta voglia di mangiare popcorn e quindi prendo la confezione grande, oppure decido di risparmiare e mi accontento della confezione più piccola. In questo scenario, la scelta tra un formato o l’altro dipenderà da fattori non controllabili dal cinema (questo vale per qualsiasi altra azienda).

Esiste però una soluzione per influenzare la scelta delle persone verso il prodotto più costoso massimizzando così i ricavi del cinema, attraverso la strategia dei prezzi psicologici mediante l’effetto esca. In questo caso per ottenere l’effetto esca basterà aggiungere alle due opzioni iniziali un secchiello medio da 6,5 €.

Con l’effetto esca avremo questo scenario:

Popcorn piccolo 3€    Popcorn medio 6,5 €      Popcorn grande 7€

L’esca farà sì che la maggior parte dei clienti scelgano il popcorn grande da 7€ anche se non avranno la necessità di consumare tutto il contenuto; si attiverà un meccanismo mentale in cui i clienti si sentiranno di fronte ad una scelta e vorranno uscirne vincitori, pensando appunto che per soli 50 centesimi perderebbero l’opportunità di fare un acquisto più conveniente e vantaggioso.

Ma sappiamo bene che non è così, perchè l’esca ha alterato la percezione e il pensiero razionale che esisteva in principio. 

L’effetto esca basa la sua efficacia sull’interpretazione che i consumatori fanno dei prezzi, più che sul valore reale dei prodotti.

Affinché funzioni tale meccanismo, la differenza di prezzo tra l’esca e l’opzione più costosa deve essere minima, mentre la differenza tra l’esca e il prodotto più economico dovrà essere almeno il doppio del prezzo.

Questa strategia si può applicare anche quando c’è un solo prodotto nel mercato e manca il confronto con prodotti similari. Negli anni ’90 la società Williams-Sonoma per la prima volta mise in vendita nei suoi negozi una macchina per fare il pane, che costava 275$. Le vendite erano fiacche e così pensò bene di affiancarle un modello più grande e migliore, che costava 429$; da quel momento le vendite della macchina del pane da 275 $ aumentarono in modo spropositato. I clienti inizialmente non avevano una cornice di riferimento ed erano in difficoltà nel decidere se la macchina per fare il pane valesse il prezzo. Ma appena potevano paragonarla ad un altro modello molto più costoso ecco che la macchina sembrava più economica e diventava più attraente.

Conclusione.

L’effetto esca può essere applicato nella vendita di prodotti o servizi, online e offline, è utile per invogliare inconsapevolmente i consumatori a spendere di più rispetto a quanto sarebbero portati a fare in una determinata situazione, aiutando così l’azienda ad aumentare i propri ricavi.

Il percorso di vendita per le aziende B2B

Il percorso di vendita per le aziende B2B

Mentre le aziende B2C (business-to-consumer) vendono i loro prodotti a singoli clienti che desiderano effettuare acquisti per uso personale, nel contesto B2B dove le aziende vendono i propri prodotti/servizi ad altre aziende le cose sono molto diverse. E’ importante conoscere questa differenza in quanto ciò impatta significativamente sulla strategia di marketing e sulle attività online e offline da intraprendere per acquisire nuovi clienti. Se già lavori nel B2B potrai constatarlo dalla tua esperienza: le dinamiche che determinano il percorso di scelta di un nuovo fornitore sono molto articolate e complesse. Parliamo infatti di Customer Journey, per definire la storia che racconta il legame fra acquirente e fornitore: una storia che inizia nel momento in cui il cliente cerca un prodotto/servizio da un’azienda per soddisfare suo bisogno e finisce con l’acquistarlo.

La Customer Journey nel B2B e le attività di marketing coinvolte.

La customer journey B2B mette in evidenza tutti i touchpoint che ha un cliente con un’azienda: dalla scoperta, all’acquisto fino al post-vendita.La mappa della Customer Journey si divide in 5 fasi totali: consapevolezza, considerazione, conversione/decisione, supporto e fidelizzazione.

  1. Consapevolezza: gli acquirenti hanno appena iniziando a diventare consapevoli della tua attività. Potrebbero aver visto un annuncio sui social, aver scoperto la tua azienda su Google mentre facevano una ricerca oppure averti visto per la prima volta in fiera. La scoperta di un nuovo fornitore potrebbe essere fatta direttamente da un titolare o dal dipendente che avverte la necessità di risolvere un problema.
  2. Considerazione: i clienti iniziano a considerare il tuo prodotto o servizio come la soluzione ai loro bisogni. Stanno leggendo testimonianze e casi di studio, si stanno informando su di te, leggono le tue newsletter e capiscono che “sei sul pezzo”.
  3. Conversione/Decisione: il cliente decide il prodotto o servizio da acquistare da te, questa fase può essere più o meno lunga a seconda di quante persone sono coinvolte nella decisione o nell’influenza. La complessità nel mettere tutti d’accordo può variare anche in funzione delle dimensioni dell’azienda: parlo solo con il titolare o devo confrontarmi con figure diverse perché l’azienda è più strutturata? Per esempio: se devo cambiare il CRM dovrò considerare diversi aspetti e confrontarmi con diverse figure (operativi e direzionali), se invece mi voglio proporre per la fornitura della cancelleria o dei dispositivi sicurezza, sarà sufficiente interfacciarsi con l’ufficio acquisti o il responsabile della sicurezza.
  4. Servizio / supporto: il tuo cliente potrebbe cercare supporto per ottenere il massimo dal tuo prodotto o servizio. È in questa fase che l’assistenza clienti nel post-vendita dovrà funzionare molto bene e gestire in modo efficace ogni richiesta.
  5. Fidelizzazione: i tuoi clienti decidono se rimanere fedeli alla tua azienda o trovare una nuova soluzione? Possono iscriversi a un piano di abbonamento più esteso o rinnovare il loro contratto anno su anno o mese su mese. Infine possono diventare sostenitori del brand, indirizzando altre persone alla tua azienda.

La Customer Journey nel B2B si concentra sullo sviluppo di una relazione con il cliente e sulla comprensione delle sue esigenze aziendali: è un processo complesso, può coinvolgere più decisori e durare anche diversi mesi.

Un viaggio nella Customer Journey B2B: un esempio

Facciamo un esempio delle figure in azienda coinvolte durante il viaggio della Customer Journey. Ognuno di loro può bloccare o approvare la scelta.

  • Chi inizia il percorso: è la persona che suggerisce l’acquisto da effettuare. Ad esempio il responsabile di stabilimento.
  • Chi influenza la decisione: ha un peso nella decisione finale. Potrebbe essere ad esempio il direttore generale che pur non effettuando l’acquisto direttamente ne influenza le modalità e l’orientamento. È importante riuscire a determinare se è presente e con quale peso.
  • Chi decide l’acquisto: (in tutto o in parte) in genere è colui che ha la conoscenza e competenza tecnica per decidere quale prodotto scegliere.
  • Chi lo acquista (ufficio acquisti): è colui che effettua materialmente l’operazione d’acquisto, può non avere una competenza tecnica ma ha capacità di condurre una trattativa.
  • Chi lo utilizza: ad esempio l’operaio specializzato che può diventare un sostenitore e un detrattore a seconda della sua esperienza nell’utilizzo del prodotto aziendale.
 

Ogni ruolo in azienda può avere obiettivi ed esigenze diverse; sul decisore ricade la responsabilità dell’individuazione del prodotto e sarà colui che confronta i diversi prodotti, si confronterà con i colleghi del settore, leggerà recensioni di esperti, casi di studio ecc. Il problema del buyer è quello di chiudere una trattativa con il maggior vantaggio per l’azienda e sarà quindi concentrato sul prezzo, sui termini di pagamento, su strumenti come la negoziazione del contratto.

Strumenti di marketing nei vari touch point.

Il passaggio successivo consiste nell’identificare tutti i punti di contatto (touch point) e definire le attività di marketing online e offline coinvolte e più efficaci.

Consapevolezza
Posizionamento sui motori di ricerca attraverso l’indicizzazione organica del sito web aziendale (SEO), campagne PPC mediante Google Ads e l’ottimizzazione della scheda aziendale Google BP quando l’attività si rivolge ad aziende locali. Rientrano fra le strategie per acquisire consapevolezza i social network con la realizzazione di contenuti di valore promossi su Facebook, Instagram, Pinterest o Linkedin. 

Considerazione
Sito web che si distingua per unicità, contenga informazioni chiare ed esaustive come descrizione dei prodotti, casi studio e recensioni. Costruire delle newsletter basate su contenuti di valore e casi studio, offrendo informazioni utili per i destinatari.

Conversione
È la fase più delicata dove si deve arrivare alla stretta di mano finale. E’ necessaria la presenza fisica in azienda di un agente o del titolare per agire sulla “fiducia”.

Servizio
Chat dal vivo, supporto dedicato via email o assistenza in azienda con tecnici preposti.

Fidelizzazione
Visite con i rappresentanti di vendita. Email transazionali, upselling e cross-selling.

Conclusioni

La Customer Journey nel B2B si concentra sullo sviluppo di una relazione con il cliente e sulla comprensione delle sue esigenze aziendali: è un processo complesso, può coinvolgere più decisori e durare anche diversi mesi. Con queste premesse vincono le strategie omnicanale, attraverso strumenti online ed offline che riescono a presidiare  tutti i touch point con il cliente: dal sito web aziendale, alle email, dai social media, al contatto telefonico, dai webinar all’incontro di persona.

Impara come trovare nuovi clienti con l’intelligenza artificiale + big data. Webinar Gratuito.

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In ambito B2B le aziende si trovano ogni giorno ad affrontare sfide complesse: acquisire nuovi clienti, migliorare i processi di vendita e ottimizzare le attività di marketing. Spesso gli approcci tradizionali non funzionano in quanto c’è bisogno di adottare strategie innovative, con un approccio più moderno per raggiungere nuovi clienti. Con un approccio pratico e concreto ti insegneremo come sfruttare nuovi strumenti e l’AI per aiutarti ad ingaggiare i giusti decisori aziendali.

 

PROGRAMMA DEL WEBINAR

B) Come raggiungere le aziende giuste

  • Analisi di mercato e intelligenza artificiale: segmentazione per settore, codice Ateco, area geografica, dimensioni aziendali e informazioni finanziarie.
  • Geolocalizzazione: mappa interattiva per visualizzare le aziende nella tua area d’interesse.
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Scopri le Aziende che visitano il tuo sito: a differenza di Google Analytics o altri strumenti che offrono dati quantitativi, potrai scoprire le info sulle aziende che hanno visitato il tuo sito, analizzando il grado di interesse su prodotti o servizi specifici. Conoscere in anticipo le aziende che stanno valutando la tua azienda fra nuovi fornitori, è un punto di grande vantaggio per i tuoi commerciali.

Webinar riservato a: Titolari, Responsabili vendite o marketing di aziende B2B.

26 Febbraio 2025, ore 11.00 – Diretta Live su Google Meet

Come fare Google Ads nel B2B. Dalla Consapevolezza alla Decisione

Come fare Google Ads nel B2B. Dalla Consapevolezza alla Decisione

Un’efficace strategia su Google Ads per il B2B richiede un’approfondita conoscenza del buyer journey, ovvero il percorso che un potenziale cliente compie prima di effettuare un acquisto. Questo processo può essere suddiviso in tre fasi principali, ciascuna delle quali richiede un approccio specifico in termini di campagne pubblicitarie su Google Ads.

1. Fase di Consapevolezza (Awareness)

In questa prima fase, il cliente identifica un problema e inizia la ricerca di informazioni per capire come poterlo risolvere. Poiché non è ancora alla ricerca di un prodotto o di un fornitore specifico, l’obiettivo di ogni campagna Google Ads che abbia senso, sarà quello di fornire contenuti educativi e informativi.
Le campagne Display, YouTube e sulla rete di ricerca con keyword “informative” risultano particolarmente efficaci. Puoi quindi proporre articoli nel blog, report scaricabili o video che offrono soluzioni generali al problema.

Esempio pratico.Un’azienda di cybersecurity potrebbe intercettare i CEO e gli IT Manager preoccupati per la sicurezza aziendale, lavorando su queste keyword “Come proteggere i dati aziendali dagli attacchi hacker”, “Migliori pratiche per la sicurezza informatica in azienda”. L’obiettivo sarà quello di offrire contenuti, guide su best practice e minacce emergenti (5 errori più comuni nella sicurezza aziendale), con l’opportunità di scaricare un report dettagliato. Questo permetterà di ottenere lead qualificati per azioni future.

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2. Fase di Considerazione

Una volta acquisita maggiore consapevolezza, il potenziale cliente esplora le varie opzioni disponibili, valutando prodotti e fornitori. In questa fase, le campagne dovranno puntare a consolidare la credibilità dell’azienda, offrendo approfondimenti più tecnici come: case study, webinar, demo e testimonianze.

Esempio pratico. L’azienda che ha già catturato l’attenzione del potenziale cliente nella fase di “awareness” può proporre contenuti specifici come una dimostrazione live del proprio software o il confronto tra diverse soluzioni di cybersecurity. Le keyword e gli annunci su Google Ads potranno essere per esempio: “Software di protezione aziendale”, “Migliori firewall per aziende di medie dimensioni”, “Firewall per aziende Milano”. Campagne sulla rete di ricerca e Display, integrate con strategie di remarketing, aiuteranno a mantenere alto l’interesse e a guidare i lead verso la decisione finale.

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3. Fase di Decisione

Nell’ultima fase, il potenziale cliente è pronto ad acquistare e necessita solo dell’ultimo incentivo per finalizzare la scelta. Le campagne dovrebbero quindi mirare a facilitare la conversione, offrendo prove gratuite per testare la bontà del prodotto o consulenze personalizzate.

Esempio pratico. In questa fase l’azienda di cybersecurity potrebbe lanciare una campagna di retargeting rivolta a coloro che hanno già scaricato un report o partecipato a un webinar, proponendo una demo gratuita o un’offerta speciale a tempo limitato. A supporto della decisione, si possono includere testimonianze di clienti, case study con dati concreti e comparazioni con la concorrenza.

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Personalizza la tua strategia!

Alcune imprese, per la natura della loro buyer journey seguono l’intero funnel di marketing, partendo quindi dalla fase di consapevolezza per poi valutare diverse soluzioni e infine scegliere il fornitore più adatto. Può capitare che altre aziende, abbiano già una chiara percezione del problema e “saltino” direttamente alla fase di considerazione, confrontando le opzioni disponibili sul mercato senza la necessità di essere educate sul tema. Questo capita per esempio quando un’azienda sta cercando di sostituire un fornitore. Per questi motivi, una strategia efficace su Google Ads deve essere personalizzata dopo un attento studio della buyer journey del tuo potenziale cliente.

Google Ads e Buyer Journey. Il Metodo Scientifico per Dominare il B2B

Google Ads e Buyer Journey. Il Metodo Scientifico per Dominare il B2B

Un’efficace strategia su Google Ads per il B2B richiede un’approfondita conoscenza del buyer journey, ovvero il percorso che un potenziale cliente compie prima di effettuare un acquisto. Questo processo può essere suddiviso in tre fasi principali, ciascuna delle quali richiede un approccio specifico in termini di campagne pubblicitarie su Google Ads.

1. Fase di Consapevolezza (Awareness)

In questa prima fase, il cliente identifica un problema e inizia la ricerca di informazioni per capire come poterlo risolvere. Poiché non è ancora alla ricerca di un prodotto o di un fornitore specifico, l’obiettivo delle campagne su Google Ads sarà quello di fornire contenuti educativi e informativi.
Le campagne Display, YouTube e sulla rete di ricerca con keyword mirate “informative” risultano particolarmente efficaci. Puoi quindi proporre articoli nel blog, report scaricabili o video che offrono soluzioni generali al problema.

Ad esempio, un’azienda di cybersecurity potrebbe intercettare IT Manager e CEO preoccupati per la sicurezza aziendale, lavorando su queste keyword “Come proteggere i dati aziendali dagli attacchi hacker”, “Migliori pratiche per la sicurezza informatica in azienda”. L’obiettivo sarà quello di offrire contenuti e guide su best practice e minacce emergenti (5 errori più comuni nella sicurezza aziendale), con l’opportunità di scaricare un report dettagliato. Questo permette di raccogliere lead qualificati per azioni future.

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2. Fase di Considerazione

Una volta acquisita maggiore consapevolezza, il potenziale cliente esplora le varie opzioni disponibili, valutando prodotti e fornitori. In questa fase, le campagne devono puntare a consolidare la credibilità dell’azienda, offrendo approfondimenti più tecnici come case study, webinar, demo e testimonianze.

Ad esempio, un’azienda che ha già catturato l’attenzione del target nella fase precedente può ora proporre contenuti più specifici, come una dimostrazione live del proprio software o il confronto tra diverse soluzioni di cybersecurity. Le keyword e gli annunci più indicati su Google Ads potranno diventare: “Software di protezione aziendale”, “Migliori firewall per aziende di medie dimensioni”, “Firewall per aziende Milano”. Campagne sulla rete di ricerca e display, integrate con strategie di remarketing, aiutano a mantenere alto l’interesse e a guidare il lead verso la decisione finale.

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3. Fase di Decisione

Nell’ultima fase, il potenziale cliente è pronto ad acquistare e necessita solo dell’ultimo incentivo per finalizzare la scelta. Le campagne dovrebbero quindi mirare a facilitare la conversione, offrendo prove gratuite, campioni prova, consulenze personalizzate. Un’azienda di cybersecurity, ad esempio, potrebbe lanciare una campagna di retargeting rivolta a coloro che hanno già scaricato un report o partecipato a un webinar, proponendo una demo gratuita o un’offerta speciale a tempo limitato. A supporto della decisione, si possono includere testimonianze di clienti, case study con dati concreti e comparazioni con la concorrenza.

 

Dalla mia esperienza ho notato che…

Alcune imprese, per la natura della loro buyer journey seguono l’intero funnel di marketing, partendo quindi dalla fase di consapevolezza per poi valutare diverse soluzioni e infine scegliere il fornitore più adatto. Altre aziende invece hanno già una chiara percezione del problema e saltano direttamente alla fase di considerazione, confrontando le opzioni disponibili sul mercato senza la necessità di essere educate sul tema.

Per questo motivo, una strategia su Google Ads efficace deve essere personalizzata dopo uno studio della buyer journey sul potenziale cliente.

 

Content Marketing B2B: Come creare contenuti di valore

Content Marketing B2B: Come creare contenuti di valore

Nel panorama del marketing digitale B2B (business-to-business), il content marketing si è affermato come una delle strategie più efficaci per attrarre, coinvolgere e convertire potenziali clienti. Le aziende B2B operano in un contesto diverso rispetto al B2C (business-to-consumer): i processi decisionali sono più lunghi, i buyer sono più informati e le decisioni di acquisto coinvolgono spesso più stakeholder. Per questo motivo, creare contenuti rilevanti e strategici è fondamentale per costruire fiducia e posizionarsi come leader di settore.

In questo articolo, analizzeremo come creare contenuti B2B di valore e quali sono i punti chiave per soddisfare le esigenze dei potenziali clienti.

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Perché il Content Marketing è Cruciale nel B2B?

Nel B2B, il content marketing non si limita a promuovere un prodotto o un servizio; il suo obiettivo principale è educare il cliente, risolvere i suoi problemi e dimostrare competenza. Questo approccio permette di:

  • Generare lead qualificati: contenuti mirati attraggono i decision maker interessati.
  • Costruire fiducia e autorevolezza: dimostrare expertise aiuta a creare relazioni di valore con i potenziali clienti.
  • Supportare il processo di acquisto: contenuti utili possono influenzare ogni fase del funnel, dalla consapevolezza alla decisione finale.

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Come creare contenuti Efficaci?

Creare contenuti di successo richiede una strategia solida. Ecco gli aspetti chiave da considerare:

1. Comprendi a fondo il tuo cliente ideale (Buyer Persona)

Prima di iniziare a creare qualsiasi tipo di contenuto, è essenziale conoscere a fondo il tuo cliente ideale. Immagina di avere una conversazione diretta con la persona che prenderà la decisione di acquistare il tuo prodotto o servizio. Chiedi a te stesso:

  • Chi è esattamente questa persona? Qual è il suo ruolo all’interno dell’azienda? È un manager di alto livello, un responsabile acquisti o un professionista tecnico?
  • Quali sono le sue sfide quotidiane? Quali problemi cerca di risolvere con il suo lavoro? Quali sono le sue maggiori frustrazioni?
  • Quali sono i suoi obiettivi? Cosa vuole ottenere a livello professionale e aziendale? Quali sono le sue priorità?
  • Dove cerca le informazioni? Quali sono i canali che utilizza più frequentemente per informarsi sulle novità del settore? Preferisce i blog, i webinar, i social media o altri strumenti?

 2. Accompagna il tuo cliente in ogni fase del suo percorso d’acquisto (Funnel di Vendita)

Il tuo contenuto deve essere in grado di accompagnare il cliente in ogni fase del suo percorso d’acquisto.

  • Fase di consapevolezza: In questa fase, il cliente è alla ricerca di informazioni generali sul problema che lo affligge. Il tuo compito è quello di educarlo e informarlo, fornendogli contenuti di valore che lo aiutino a comprendere meglio la sua situazione.
  • Fase di considerazione: Il cliente ha identificato il problema e ora sta valutando le possibili soluzioni. In questa fase, devi dimostrare la tua competenza e offrire soluzioni concrete ai problemi del cliente.
  • Fase di decisione: Il cliente è pronto ad acquistare. In questa fase, devi fornire al cliente tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione consapevole. Case study, demo e recensioni di altri clienti possono essere strumenti molto utili.

 3. La qualità vince sulla quantità

Nel mondo del B2B, la qualità del contenuto è molto più importante della quantità. Invece di pubblicare una grande quantità di contenuti mediocri, concentra i tuoi sforzi sulla creazione di contenuti di alta qualità, approfonditi e basati su dati reali. In questo modo, riuscirai a costruire una reputazione di autorevolezza e a fidelizzare i tuoi clienti.

 4. Rendi i tuoi contenuti facilmente trovabili (SEO)

Per raggiungere il tuo pubblico target, è fondamentale ottimizzare i tuoi contenuti per i motori di ricerca. Utilizza le parole chiave rilevanti per il tuo settore e assicurati che i tuoi contenuti siano ben strutturati e facili da navigare. Presta particolare attenzione alle cosiddette “long-tail keywords”, ovvero le frasi più lunghe e specifiche che gli utenti utilizzano per cercare informazioni. 

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Le 4 tipologie di contenuti

Per un’efficace strategia di content marketing B2B, è importante diversificare i formati dei contenuti e adattarli alle esigenze dei clienti nelle varie fasi del loro percorso decisionale. Ecco le tipologie di contenuti più efficaci:

1.Blog Post Educativi

I blog post sono il mezzo perfetto per incrementare la consapevolezza del pubblico e migliorare il posizionamento SEO del tuo sito. Attraverso articoli pratici e ben strutturati, puoi aiutare i potenziali clienti a identificare i propri problemi e scoprire soluzioni applicabili. Questi contenuti, essenziali nella fase iniziale del funnel, dovrebbero includere guide “how-to”, liste pratiche, statistiche e parole chiave strategiche che attraggano un pubblico mirato e lo indirizzino verso la tua offerta.

2.Webinar e video educativi

I webinar e i video rappresentano strumenti altamente interattivi ed efficaci per fornire formazione e coinvolgere il pubblico. Possono essere utilizzati in tutte le fasi del funnel, permettendo ai clienti di esplorare argomenti complessi e porre domande in tempo reale. Per massimizzare l’impatto, assicurati di includere contenuti di valore, invitare esperti come relatori e dedicare una parte dell’evento alle sessioni di domande e risposte (Q&A). Questi formati creano un’esperienza diretta che rafforza la fiducia e aumenta l’interesse.

3.E-book e Guide

Sono perfetti per fornire analisi dettagliate e istruzioni pratiche su argomenti di interesse per il pubblico target. Gli e-book e le guide rappresentano contenuti approfonditi e scaricabili, ideali per generare lead.

4.Case Study

I case study sono tipologie di contenuti utilizzati molto spesso nella parte finale del fan nel ossia nel momento che precede la decisione di essere contattati dal nuovo cliente. I case study dimostrano il valore concreto della tua offerta, raccontando come è stato risolto un problema reale per un cliente. Per massimizzare l’efficacia, includi analisi dettagliate, risultati misurabili e un focus sul valore aggiunto apportato dalla tua soluzione. 

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Conclusioni.

Il content marketing B2B non è solo una tendenza, ma una necessità per qualsiasi azienda che voglia rimanere competitiva nel proprio settore. Creare contenuti mirati e di valore permette di educare il cliente, costruire relazioni di fiducia e guidarlo verso una decisione di acquisto. Seguendo una strategia basata sulla conoscenza del pubblico, sull’allineamento al funnel di vendita e sull’utilizzo di diversi formati di contenuto, le tua azienda può posizionarsi come partner indispensabile per i tuoi clienti.

B2B vs B2C: 5 differenze chiave che fanno la differenza

B2B vs B2C: 5 differenze chiave che fanno la differenza

Nel mondo delle aziende, i processi decisionali e le dinamiche tra B2B e B2C differiscono ed impattano in modo rilevante sulle varie strategie da adottare. Facciamo chiarezza tra B2B e B2C.

Per B2B si intendono i rapporti commerciali tra aziende (business to business), per esempio costruisci impianti di filtrazione dell’aria ed il tuo mercato di riferimento è rappresentato da aziende che producono mobili e arredi.

Parliamo invece di B2C (business to consumer) quando l’azienda si rivolge al consumatore finale; per rimanere nello stesso settore possiamo ipotizzare lo showroom che vende cucine.

Ho voluto proporre questo esempio per far capire come, pur mantenendoci nel medesimo settore merceologico, ci siano aziende che differiscono completamente nel processo di vendita. Nel primo caso aziende forniscono impianti ad altre aziende (B2B), mentre nel secondo caso negozi vendono direttamente al consumatore. Queste due dinamiche differiscono profondamente nei processi decisionali, nelle diverse relazioni tra venditore e compratore oltre che nelle strategie di marketing da adottare.

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Ecco le 5 principali differenze tra B2B e B2C.

1. Diverse dinamiche decisionali 

Nel B2B, il processo decisionale coinvolge più persone e dipartimenti (il responsabile della produzione, l’ufficio acquisti, il reparto finanziario) Le decisioni sono razionali, basate su analisi approfondite, esigenze e bisogni operativi, valutando il ritorno sull’investimento. Questo aspetto rende il ciclo di vendita più lungo e più complesso. Al contrario, nel B2C le decisioni di acquisto sono spesso influenzate da impulsi emotivi, desideri personali e bisogni immediati, con cicli di vendita molto più brevi.

2. Diversi volumi e valori delle transazioni

Le transazioni tra le aziende tendono ad avere un valore economico più elevato e volumi significativi, spesso con contratti a lungo termine. Le vendite al consumatore finale sono generalmente di minor valore per singola transazione, ma al contrario il numero complessivo di clienti è di molto superiore!

3. Diversa relazione tra cliente e fornitore

Nel B2B, le relazioni sono costruite sulla fiducia e sulla collaborazione a lungo termine, con un’enfasi sulla personalizzazione del prodotto/servizio e sul post-vendita. Nel B2C le interazioni tra azienda e consumatore sono spesso focalizzate sull’esperienza del cliente e sulla soddisfazione immediata.

4. Diverse strategie di marketing

Le strategie di marketing nel B2B si concentrano su contenuti educativi e informativi al fine di dimostrare il know-how e le competenze di un’azienda oltre che i benefici del prodotto/servizio. Ciò può avvenire attraverso: case study, webinar, guide, demo o kit prova. Nel B2C invece si punta su campagne emozionali, promozioni e pubblicità accattivanti capaci di stimolare acquisti impulsivi. Solitamente si fa leva su offerte a scadenza, prodotti in scarsità o esclusivi.

5. Diversi canali di comunicazione

Nel B2B l’ingaggio del cliente avviene attraverso canali professionali e diretti come: sito vetrina e landing page personalizzate, l’email marketing, LinkedIn e Sales Navigator, SEO e SEA, senza dimenticare fiere di settore e figure commerciali preposte alla relazione con il cliente. Anche il B2C utilizza un mix di canali digitali e fisici, alcuni di essi sono i medesimi del B2B come i social network (anche se con piattaforme diverse) e la SEO/SEA. Canali come la televisione, la radio e soprattutto il punto vendita fisico, sono quasi esclusivamente dedicati al B2C.

Capire queste differenze è essenziale per sviluppare strategie di marketing e commerciali il più efficaci possibile, evitando investimenti sbagliati.

Cosa ne pensi di queste differenze? Mi piacerebbe molto conoscere il tuo punto di vista, fammi sapere!

Come aumentare le conversioni con il retargeting

Come aumentare le conversioni con il retargeting

Le statistiche dimostrano che solo il 2% degli utenti che visitano un sito web o ecommerce compiono un’azione come per esempio: compilare un form, contattarti direttamente o acquistare i tuoi prodotti/servizi.

Hai capito bene solo 2 utenti su 100! Gli altri 98 se ne vanno e forse non torneranno più. 

Tutte queste conversioni interrotte durante il percorso significano una sola cosa: guadagni mancati.

Le motivazioni che stanno alla base di questo possono essere molte, vediamone alcune:

Può capitare che gli utenti stiano facendo le prime ricerche informative e confrontando il tuo prodotto/servizio con altri competitor.

Può altresì capitare che una frazione di secondo prima di cliccare su “conferma”, “invia” “o “paga ora”, il tuo potenziale cliente pensi che sia meglio aspettare l’accredito dello stipendio, oppure squilla il telefono e così via.

Questi sono solo alcuni dei fattori che non sono sotto il tuo controllo, ma altri invece possono essere migliorabili; parliamo di fattori on site, ossia dovuti ad una navigabilità non ottimale del tuo sito (lentezza, mancanza call to action, testi troppo piccoli da smartphone).

Come recuperare quel 98% dei visitatori che non effettua nessun acquisto e si dimentica velocemente del tuo sito e del tuo brand?

Il retargeting in azione. Per puntare al 98%

Aumenta le conversioni con il retargeting.

Il retargeting è una strategia mirata a far ricordare agli utenti il loro interesse iniziale verso pagine web precedentemente visitate. L’attività di retargeting intercetta un utente “freddo” che ha visitato il tuo sito per la prima volta e lo “riscalda”, agendo su fattori quali: aumento del ricordo e della fiducia.

Questo concetto introduce anche al “funnel di vendita”. Il Funnel è il processo con il quale si guidano i clienti attraverso una successione di fasi che aumentano l’interesse ed il desiderio di un prodotto/servizio. Approfondirò il concetto di funnel in un altro articolo, ora mi basta farti capire come il concetto di retargeting e funnel siano collegati fra loro. L’obiettivo del retargeting è quello di portare l’utente quanto più vicino a compiere l’azione importante per esempio: iscrizione al form o l’acquisto.

 

Perché usare il retargeting?

  • Per rafforzare la notorietà del tuo marchio
  • Per aumentare il tasso di conversione
  • Per aumentare le vendite
  • Per generare un alto ritorno sull’investimento

Differenze tra retargeting e remarketing

Remarketing, è un ottimo modo per richiamare l’attenzione di un pubblico che ha già familiarità e interesse per nostro marchio. Siamo in possesso di alcune informazioni di contatto, perché hanno già acquistato sul nostro ecommerce, sono già registrate sul nostro sito o iscritti alla nostra newsletter. (Esempio: Proponiamo tramite email un’offerta personalizzata a un cliente che ha già effettuato un acquisto sul nostro e.commerce.)

Retargeting, non possediamo i contatti della persona, ci basiamo sulla profilazione in base alle azioni svolte sul nostro sito, visite pagine o prodotti specifici, click su determinate aree, download eseguiti e così via. (Esempio: Un utente esegue una procedura di acquisto sul nostro e.commerce ma alla fine abbandona il carrello. Nei giorni successivi mentre l’utente visiterà altri siti web, riproporremo un promemoria sotto forma di annuncio per ritornare a farci visita ed acquistare il prodotto.)

 

Quali sono gli strumenti per colpire il target giusto?

La strategia comune del retargeting e del remarketing è quella di coinvolgere gli utenti che hanno dimostrato interesse ad un prodotto o servizio (ma che non hanno terminato la conversione), raccogliendo dati sul loro comportamento.

I principali strumenti utilizzati e che anche noi utilizziamo per i nostri clienti sono:

  1. Campagne Google Ads 
  • Annunci di ricerca
  • Campagne shopping (indicato per i siti ecommerce)
  • Campagne display (banner posizionati su siti di terzi)
  • Campagne video
  1. Inserzioni su Facebook Ads e Instagram
  2. Campagne di email marketing con automazione

 

Come fare un annuncio di retargeting efficace?

Ricordiamoci che un’annuncio ben fatto dovrebbe convincere l’utente a riprendere ciò che aveva lasciato in sospeso.

  • Beneficio, indichiamo la soluzione al problema dell’utente.
  • Breve e chiaro, creiamo un annuncio breve e leggibile in pochi secondi.
  • Urgenza, portiamo l’utente ad agire in fretta creando un’offerta a tempo.
  • Emozionale, mettiamo un’immagine accattivante.

Si dovrà prestare molta attenzione alla quantità degli annunci e alla loro frequenza, dobbiamo guadagnare la fiducia dei consumatori entrando in punta di piedi nella loro mente come punto di riferimento di quel determinato servizio o prodotto offerto.

Vuoi partire con la tua prima campagna di remarketing o retargeting e sfruttare al massimo il tuo budget?

Parliamone.

Linkedin Sales Navigator: cos’è e come funziona?

Linkedin Sales Navigator: cos’è e come funziona?

LinkedIn Sales Navigator è uno strumento di gestione progettato per la generazione di lead e la prospezione delle vendite sulla piattaforma LinkedIn.

LinkedIn con oltre 575 milioni di utenti nel mondo e 14 milioni in Italia è uno degli strumenti più efficaci che esista per aziende e professionisti che operano nel B2B.

Sales Navigator offre funzionalità avanzate per aiutarti a trovare potenziali clienti, o contatti utili per il tuo lavoro sfruttando ricerche e filtri avanzati che un profilo Linkedin base non dispone. In questo modo, puoi interagire con i tuoi potenziali clienti ad un livello molto più personale offrendo contenuti personalizzati.

Una piattaforma per venditori e commerciali

Con Sales Navigator i venditori e i commerciali di un’azienda hanno a disposizione uno strumento molto potente per la lead generation, da non confondere con sistemi come quelli forniti da Facebook o Google. Le campagne di generazione contatti su Facebook, ad esempio funzionano in modo automatico producendo Leads che dovranno essere gestiti. Con LinkedIn Sales Navigator non c’è nulla di automatico, è la forza vendite a doversi attivare per compiere sulla piattaforma le attività tipiche della funzione commerciale come la ricerca e l’interazione con i contatti.

 

Caratteristiche di Sales Navigator

I filtri di ricerca sono il cuore pulsante della piattaforma, ma prima che vediamo questo aspetto, è importante che tu sappia queste tre cose:

  1. In Sales Navigator puoi visualizzare le persone che hanno visto il tuo profilo negli ultimi 90 giorni. Nel profilo base invece puoi vedere solo una minima parte di queste.
  2. Puoi effettuare ricerche senza limiti. L’account base è limitato ad un centinaio di ricerche al mese.
  3. Il piano professional che è quello che ti serve per partire, ti mette a disposizione fino a 20 Inmail al mese (messaggi diretti a qualsiasi membro iscritto in Linkedin). In un account base puoi inviare messaggi solo ai tuoi collegamenti di 1° grado.

 

Ricerche avanzate

La funzione di ricerca avanzata di Sales Navigator offre a tutti i sales manager il ​​potere di indirizzare in modo più ristretto i loro lead ideali e scoprire connessioni pertinenti.

Prima di iniziare devi scegliere se vuoi fare una ricerca per lead o per account. Le ricerche per lead forniscono un elenco di persone da contattare che rispondono ai tuoi criteri di segmentazione, definendo così le tue buyer persona.  Le ricerche per account forniscono un elenco di aziende che rispondono ai tuoi criteri di segmentazione. Per esempio posso filtrare per settore merceologico, dimensione dell’azienda ed area geografica.

Filtri di ricerca

Una volta stabilito se vuoi fare una ricerca per lead oppure una ricerca per account inizia la parte più interessante, ossia la definizione della lista dei contatti potenzialmente utili per il tuo lavoro.

Come ti dicevo sopra, il cuore pulsante in Sales Navigator è dato dai filtri di ricerca (attualmente sono 25) i quali ti consentono di segmentare degli elenchi di persone o account (aziende) in base alle tue preferenze. I filtri più importanti sono:

1. Spotlight. Fra tutte le possibilità che ti offre questo filtro, la più utile a mio avviso è “chi ha pubblicato in Linkedin negli ultimi 30 giorni”. Così facendo andrai a selezionare gli utenti attivi che avranno maggiore probabilità di rispondere alle tue richieste di contatto. Devi sapere che in Linkedin ci sono molti profili “non attivi” così detti “dormienti” pertanto non avrebbe senso lavorare su quelli!

2.  Area geografica. Puoi filtrare per nazione, regione, provincia o città, selezionando una o più aree di tuo interesse.

3. Relazione professionale. Indica a quali collegamenti ti vuoi rivolgere. Il mio consiglio è quello di lasciare la ricerca libera in modo da non precluderti contatti potenziali.

4. Azienda. Fornisce l’elenco delle aziende presenti in Linkedin che rispondono ai filtri da te precedentemente inseriti. Ogni volta che deciderai di selezionare uno o più filtri di ricerca, l’algoritmo si aggiornerà in modo dinamico, seguendo le tue preferenze fino a quel momento inserite. 

5. Settore. Puoi selezionare il settore merceologico di tuo interesse

6. Dimensione azienda. Puoi filtrare le aziende per dimensione in funzione del numero dei dipendenti che ci lavorano.

7. Livello di anzianità. Questo filtro ti suggerisci i profili in base a quanto tempo stanno occupando una determinata posizione in azienda.

8. Funzione lavorativa. Ti indica quale ruolo occupano in azienda. Questo filtro è uno dei più importanti per selezionare la tua buyer persona.

9. Qualifica. Cerchi persone che occupano una determinata professione in questo momento oppure anche in passato? Scegli se è opportuno o meno segmentare in funzione del tuo obbiettivo.

Salva la ricerca

Una volta che hai costruito il tuo elenco potrai salvarlo, conservando così il lavoro di profilazione che hai fatto. Esiste una sezione apposita chiamata “ricerche salvate” in cui potrai visualizzare i tuoi elenchi salvati; potrai riprenderli in mano e modificarli in qualsiasi momento eliminando o aggiungendo lead potenziali.

La tua lista sarà composta da lead o account che potrai studiare e approfondire. Studiare un profilo significa leggerlo con attenzione per capire se si tratta della persona giusta per il tuo obiettivo o se, risalendo alla pagina dell’azienda in cui lavora, sarà meglio contattare qualcun altro.

Lo scopo di questa fase sarà quello di selezionare solo quelle persone o aziende che vorrai portare ad un livello più avanzato salvandoli quindi in “elenchi lead “ o “elenchi account. In questi due elenchi salverai quindi solo quelle persone o aziende con cui vorrai stabilire una relazione one to one.

Avvia la conversazione

Ora che il tuo elenco è definito (ti consiglio di lavorare su 20-30 lead) puoi inviare un messaggio InMail cercando quindi di stabilire una relazione. Puoi rendere più efficace il tuo approccio usando le informazioni che trovi in Sales Navigator per personalizzare i tuoi messaggi come per esempio: puoi leggere un suo post e dire il tuo pensiero, sfruttare il collegamento di una persona in comune o trovare punti di contatto nei gruppi o nelle esperienze di formazione. Puoi allegare al testo di presentazione, qualsiasi documento come: pdf, ppt, file word o excel, video o link. Eccezionale vero?

Quanto costa Sales Navigator?

Puoi scegliere tre piani con abbonamento mensile o annuale. Per i liberi professionisti ti consiglio il piano Professional mentre per le aziende, il piano Team consente di avere 30 Inmail al mese e puoi condividere le ricerche con i tuoi colleghi. Per entrambi i piani c’è la prova gratuita di 30 giorni.

Sales Navigator Professional
Con l’abbonamento Professional puoi accedere a:

  • 20 messaggi InMail al mese
  • 1.500 contatti salvati
  • Ricerca avanzata di lead e aziende
  • Elenchi personalizzati
  • Avvisi di lead e account
  • Note e tag

Prezzi: $ 99,99/mese/postazione o $ 959,88/annuale/per utente

Sales Navigator Team
Il piano Team include tutto ciò che è incluso nel piano Professional più alcune altre funzionalità chiave:

  • 30 messaggi InMail al mese
  • 5.000 contatti salvati
  • TeamLink
  • Integrazioni CRM
  • 25 sblocchi fuori rete al mese

Prezzi: $ 149,99/mese/postazione o $ 1.300,00/annuo/per utente

Impresa
I piani aziendali sono progettati per team di 10 o più persone. Oltre agli elenchi InMail e di lead estesi, gli abbonati Enterprise possono aumentare ulteriormente le dimensioni delle loro reti TeamLink tramite TeamLink Extend.

Il piano Enterprise ha tutte le migliori caratteristiche dei piani Professional e Team oltre a:

  • 50 messaggi InMail al mese
  • 10.000 contatti salvati
  • TeamLink Estendi

Prezzo: va richiesta quotazione personalizzata

Ha senso investire il Linkedin Sales Navigator?

In questi ultimi due anni come saprai, la pandemia ha cambiato le regole del gioco ed ha visto, soprattutto nella figura dell’agente e del reparto vendite un vero cambiamento. Posso dire per mia esperienza che molti imprenditori e sales manager hanno trovato in Sales Navigator una “manna dal cielo” per trovare e consolidare contatti commerciali in Italia e all’estero. Sono sempre più le aziende che si rivolgono a me per essere formate ed affiancate in Linkedin, con ottimi risultati soprattutto nell’acquisizione clienti esteri. Se anche tu vuoi imparare ad utilizzare Linkedin Sales Navigator in modo professionale contattami ora per una consulenza.

 

6 Step per ottenere più clienti su Google

6 Step per ottenere più clienti su Google

Conoscere i fattori di ranking per la scalata del tuo sito web nei risultati di Google, significa avere una visione chiara sullo scenario della SEO.

Per questo ho creato una mini guida in pdf per aiutarti a capire in base alla mia esperienza, quali sono i 6 fattori chiave che ti consentono di posizionare su Google il tuo sito.

Per riceverla gratis compila il modulo con i tuoi dati.

Buona lettura!

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Google Business Profile. Cosa cambierà?

Google Business Profile. Cosa cambierà?

Il mondo della local SEO si trova di fronte ad un cambiamento epocale. Google My Business entro il 2022 diventerà “Google Business Profile”.

Le novità sono tante, dalla mia ricerca ho selezionato quelle che ritengo più importanti:

  1. Potrai gestire il profilo della tua attività tramite Ricerca e Maps
  2. Le attività locali potranno mostrare il loro inventario. Ci sarà un nuovo filtro “disponibile” che mostrerà la disponibilità di un prodotto specifico nelle vicinanze. Questo consentirà di recarsi in negozio sapendo già la disponibilità reale.
  3. Google Maps diventerà sempre più completo e consentirà di compiere azioni senza uscire dall’applicazione. Potrai prenotare dei biglietti per visitare un museo, andare al ristorante o prenotare l’hotel come acquistare un prodotto.
  4. Potrai vedere quali chiamate dei clienti provengono dal loro profilo dell’attività su Google.
  5. Potrai inviare messaggi direttamente ai clienti
  6. Potrai promuovere il punto vendita nelle vicinanze per raggiungere nuovi clienti
  7. Esisteranno più versioni di GBP in base ai vari settori merceologici
Il nuovo GBP punta tutto sulla personalizzazione in base alle preferenze degli utenti: nei ristoranti puoi vedere già da ora la percentuale di affinità in base alle preferenze, inoltre l’algoritmo potrà scegliere di mostrare un’immagine diversa in base alla ricerca effettuata.

Conclusioni. Tutte queste funzionalità sono pensate per facilitare l’esperienza di acquisto locale ed aiuterà le attività ad avere un rapporto più intimo e personalizzato con i loro clienti. Lato business le attività potranno trarre vantaggio dal nuovo GBP solo se decideranno di gestirlo con professionalità, arricchendolo di quante più informazioni e dati possibili.

La headline del tuo profilo Linkedin in 7 mosse.

La headline del tuo profilo Linkedin in 7 mosse.

La headline è quella parte di testo posizionata sotto al tuo nome e cognome. È una sezione importantissima del tuo profilo Linkedin, rappresenta il tuo motto, la tua professione e molto di più! La headline è la tua proposta di valore ed indica i benefici che il tuo cliente può avere lavorando con te o con la tua azienda.

Hai solo circa 5-10 secondi per attrarre l’attenzione ed incoraggiare le persone a fare clic sul tuo profilo, quindi pensa che la headline è la prima cosa che leggono di te.

Inoltre la headline è quella porzione di testo che “ti porterai ovunque” in quanto è mostrata come anteprima del profilo in ogni tua interazione (commenti, consiglia, condivisioni di post e messaggi)

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui vale la pena curare la tua headline. Ma non ti ho detto tutto! Se vuoi scoprire i 7 consigli utili per creare una headline efficace, scarica gratis la mini guida in pdf.

Buona lettura!

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Perché le tue campagne in Linkedin non funzionano?

Perché le tue campagne in Linkedin non funzionano?

Il principale fattore per cui le tue campagne in Linkedin non funzionano è dovuto alla frequenza con cui gli utenti accedono alla piattaforma.

Per chi non considera questo fattore e continua a replicare le campagne in Linkedin allo stesso modo con cui gestisce Facebook o Instagram, avrà dei risultati scadenti.

Il punto è che alla base dei due social esiste una grande differenza:

  • mentre in Facebook le persone passano in media 58 minuti al giorno e accedono all’app più volte durante la giornata, al contrario LinkedIn ha numeri molto più ridotti: solo 17 minuti al mese con accessi settimanali e non giornalieri.

Tra gli utenti iscritti in LinkedIn, solo il 40% accede alla piattaforma una volta al giorno mentre la maggioranza qualche volta alla settimana.

Il problema delle campagne Linkedin: sta tutto qua!

Quando si costruisce una campagna si tende a guardare l’audience come valore di riferimento e quindi il numero di persone potenzialmente raggiungibili che rispecchiano i nostri criteri di targetizzazione.

Ma se quel pubblico (es. 3.000, 20.000 o 100.000 non importa quanto ampio sia) potenziale, accedesse alla piattaforma con una diversa frequenza? Se la durata di una campagna è la stessa tra Facebook e Linkedin (es. una settimana o quindici giorni) le probabilità di raggiungere l’audience non solo le stesse!

Se utilizzo lo stesso approccio di sponsorizzazione tra Facebook e Linkedin i risultati saranno a tutto svantaggio di quest’ultimo.

Ecco uno dei motivi per cui suggerisco alle aziende che vogliono investire in Linkedin di ragionare con budget più elevati rispetto a Facebook, che sostengano tempi di sponsorizzazione molto più lunghi, per consentire di raggiungere “realmente” e non solo “potenzialmente” il target.

La tua pagina su Google può essere a rischio. Prendi il controllo!

La tua pagina su Google può essere a rischio. Prendi il controllo!

Le pagine aziendali di Google, sono un servizio gratuito che consente una migliore comunicazione e promozione alle attività commerciali e produttive.

Notoriamente conosciuto come Google My business è un servizio molto efficace perché è la prima cosa che Google mostra alle persone che cercano informazioni sulla tua attività come: indicazioni stradali, numero di telefono o le opinioni dei clienti.

Molti non sanno che le pagine possono essere generate anche automaticamente, associando alla tua attività informazioni errate.

Ma non solo, se la tua scheda non è stata rivendicata, qualsiasi persona lo può fare al posto tuo, anche il tuo competitor!

Se questo accade può essere un problema ai fini della tua reputazione e del tuo business!

Per questo ho creato una mini guida in cui ti spiego:

– Perchè sono importanti le pagine Google My Business
– Cosa rischi se non rivendichi la pagina della tua azienda
– Come verificare se la tua pagina è già stata rivendicata da qualcun altro.

Non ti resta che prendere il controllo! Buona lettura

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Addio alla seconda pagina su Google!

Addio alla seconda pagina su Google!

Google sta aggiornando la sua interfaccia utente con una nuova funzionalità, che renderà lo scorrimento sui cellulari più facile rispetto a prima.

In pratica la seconda pagina di Google sparirà e lo scroll sarà più continuo.

La nuova funzione è attualmente implementata per gli utenti iOS e Android presenti negli Stati Uniti ma a breve arriverà anche in Europa e nel nostro paese.

Lo scorrimento continuo esiste nella maggior parte delle app mobili ed è una funzionalità piuttosto standard per: Facebook, Instagram o Linkedin.

Fondamentalmente, è arrivato il momento che anche Google si adatti a questo comportamento, applicandolo nella ricerca.

Come mai Google ha deciso di cambiare questa impostazione?

Il motivo di questo cambiamento è abbastanza semplice e palese: la maggior parte degli utenti trova le soluzioni alle loro ricerche già nelle prime risposte dell’algoritmo e chi non è soddisfatto non va oltre la quarta pagina dei risultati.

Permettere agli utenti di avere un sola pagina a scrolling continuo, consentirebbe loro di trovare in modo ancora più semplice ed immediato la soluzione, piuttosto che ricercarla caricando altre pagine e dunque attendendo altro tempo.

Cosa cambierà per le aziende che vogliono farsi trovare su Google?

Molto probabilmente nello scroll ci sarà più spazio per “infilare” ancora più annunci sponsorizzati ed altri contenuti che Google riterrà utili come: immagini, video o l’elenco delle mappe aziendali.

In passato il detto era: “Se vuoi nascondere qualcosa davvero bene, mettilo nella seconda pagina dei risultati di Google”.

Questo significa che, fino ad oggi, la maggior parte dei risultati di ricerca oltre i primi 10 non aveva grandi possibilità di ricevere alcun clic (e quindi visite al sito).

Con l’eliminazione della “barriera” tra le pagine dei risultati di ricerca, i primi 10 link perdono anche alcuni dei loro privilegi.

I siti web che non hanno ancora fatto il salto nella top 10, ma sono poco dietro, dovrebbero beneficiare di questo sviluppo. In futuro, non sarà più così importante se Google posiziona un risultato al 10° o all’11° posto. Le possibilità di clic possono essere simili.